Dopo un fine settimana veramente intenso e ricco di incontri e di parole, è il momento di fare pausa riflessione.
Cerco di non illudermi, di non sperare troppo anche perché la vita dietro l’angolo non sai mai cosa ti riserva. Meglio non avere troppe aspettative e vivere giorno per giorno. Se guardo intorno a me vedo novità in continuazione, fosse anche solo il gelo che ci avvolge in questi giorni, arrivato repentino da trovarci praticamente in sandali e abiti estivi. Ma lui, il freddo è arrivato lo stesso !
Nascono bimbi attesi e desiderati, mamme trepidano, persone cercano la loro identità, c’è chi è allo sbando, chi si dispera, chi sorride felice ed io nel silenzio della sera resto a pensare a quanto sono fortunata. Ma mi sforzo di non illudermi perché la vita è una roulette continua.
Oggi non posso fare a meno di ritornare indietro nel tempo, andare al 18 ottobre 1975 il giorno del mio matrimonio con I. e mi guardo con tenerezza. Di quell’evento ho già raccontato.
Passo allora a raccontare l’antefatto.
Nel 1974 ho sostenuto l’esame di maturità scientifica, era luglio e non avevo nessun programma vacanziero. Avendo degli zii a Napoli ne ho approfittato per una prima vacanza subito dopo l’orale, senza nemmeno aspettare il voto d’esame. Mi sono trovata catapultata in un mondo pieno di allegria e di fermento. I miei cugini avevano un sacco di amici e stavano festeggiando esami, lauree, compleanni. Ero al centro di una “tammurriata” (è una danza tradizionale della Campania, rappresenta una complessa famiglia di balli sul tamburo - Wikipedia), io che venivo dal paesino nordico dove il silenzio della campagna sovrastava il rumore delle cicale, ero stordita da tanta “ammuina”. I ragazzi stavano organizzando le vacanze estive e si accingevano a partire per la Spagna , destinazione Torremolinos, erano gia una decina ma cercavano ancora gente per dividere le spese. Beh … io ero lì e lo hanno chiesto pure a me! Come dire di no? Così il regalo di diploma era pronto su di un piatto d’argento.
Sono tornata rapidamente al paesello per fornirmi di passaporto (allora serviva) e preparare la valigia, dopo circa 15 giorni, il 10 agosto,loro sarebbero passati a prendermi a Viareggio. Tralascio descrivere la mia emozione, sarebbe stucchevole, vorrei saper descrivere solo la faccia delle ragazze alla vista della mia valigia e del suo contenuto. Uno scuotimento di teste, non va bene … non va per niente bene, dicevano perplesse di fronte ai miei completino estivi da signorinella, dov’erano i pantaloni? Dove le magliette?I bikini? Gli shorts? Hanno tolto quasi tutto e dichiarato che mi avrebbero prestato loro qualcosa. In verità con la taglia non c’eravamo molto ma non avevo il coraggio di contestare nulla. Non riuscivo a crederci stavo partendo per la mia prima vacanza senza mamma e papà …. Dei vestiti che me ne poteva importare???
In tutto alla fine eravamo in 14, divisi in 2 furgoni , 8 nel Ford Transit, 6 nel Volkswagen. I ricordi più vividi di quel viaggio sono ancor oggi moltissimi, è stato qualcosa di epico ed esaltante. Mi soffermo ai primi giorni durante i quali non ho mai dormito, la prima notte abbiamo attraversato la Costa Azzurra e ho visto le stelle cadenti. Ero seduta davanti, gli altri dietro dormivano, al mio fianco c’era un giovanotto barbuto e sorridente, di poche parole ma il suo sguardo era rassicurante, non mi travolgeva come gli altri, era il più grande di tutti, il mio compito era quello di tenerlo sveglio per il turno di guida. Non mi era facile, non avevamo molto in comune, anzi credevo quasi niente, ma so che abbiamo parlato tutta la notte.
Di avventure ne abbiamo avute tante, alcune in ordine sparso: Marco è entrato in una porta a vetri chiusa, tagliandosi una mano (peccato che facesse parte della nazionale di fioretto), abbiamo adottato un cane, lo abbiamo nutrito in 14 fino a farlo star male, abbiamo scambiato il giorno con la notte,mi hanno costretta a comprare un bikini, visto che di acqua ce n’era poca ci facevamo la doccia in due alla volta, hanno tagliato l’unico paio di pantaloni per farne i famosi shorts, abbiamo visto la Costa Brava, Granada, Siviglia, Madrid, Toledo; a Barcellona ci hanno rubato quasi tutti i soldi dal furgone e dopo aver fatto regolare denuncia al posto di polizia ci siamo recati al consolato, lì il console italiano ci ha dato £ 20.000 per poter rientrare in Italia, come alcuni hanno effettivamente fatto. Io con altri 7 abbiamo deciso di ribellarci alla sfortuna e abbiamo puntato su Parigi. Sì, proprio Parigi ! Abbiamo percorso in tutto circa 5000 km!
Il 28 agosto siamo andati in discoteca (ed è stata l’unica volta), io e quel giovanotto barbuto nel frattempo avevamo fatto conoscenza e avevamo trascorso varie notti a parlare, parlare ….. ma quella sera, ballando un lento mi ha abbracciata con convinzione, ha preso il mio viso tra le sue mani e mi ha dato un dolce e lunghissimo bacio …. Tra gli applausi di tutti che non vedevano l’ora che il nostro poco segreto amore diventasse pubblico ed ufficiale! Ed il mio assoluto e totale imbarazzo.